International law firm

Successioni transfrontaliere: certificato successorio europeo e possibile ruolo avvocatura

Successioni transfrontaliere: certificato successorio europeo e possibile ruolo avvocatura
Articolo 15.05.2014 (Luca Battistella, Fabio Trommacco)

A partire dal 17 agosto 2015 troverà applicazione tra i cittadini europei il nuovo regolamento in materia di successioni transfrontaliere, il quale mira a consentire a chi risiede nell’Unione europea di organizzare in anticipo la propria successione e di assicurare in maniera e efficace i diritti degli eredi e/o legatari e degli altri congiunti del defunto, nonché dei creditori della successione.

Il nuovo regolamento

In sintesi il nuovo Regolamento è teso a disciplinare in modo unitario ed esaustivo il tema delle successioni transfrontaliere, infatti, la nuova normativa si occupa della competenza, della legge applicabile, del riconoscimento e dell’esecuzione delle decisioni e degli atti pubblici in materia di successioni, oltre che istituire un certificato successorio europeo.

Con il Regolamento 4 luglio 2012, n. 650 si è cercato di colmare un rilevante vuoto normativo che ha costretto fino ad ora i cittadini dell’Unione Europea residenti in un Paese diverso da quello di origine o che disponessero di beni in un Paese diverso da quello di residenza, a districarsi in un ginepraio di norme non conosciute per disporre del proprio patrimonio dopo la loro morte.

Quindi, questa nuova disciplina intende garantire la certezza del diritto e la prevedibilità della sorte ereditaria a vantaggio sia del de cuius che degli eredi (ma anche di soggetti terzi quali possono essere ad esempio i creditori del defunto).

Inoltre, prima ancora che la consistenza economica del fenomeno, la motivazione principale che ha spinto l’Unione Europea a disciplinare tale materia è ricollegabile all’incentivazione della libera circolazione delle persone; in altri termini, questa sarebbe stata ostacolata dalla diversità delle norme di diritto sostanziale e delle norme che regolano la competenza giurisdizionale o la legge applicabile, dalla molteplicità delle autorità che possono essere adite nell’ambito di una successione internazionale, dalla frammentazione delle successioni che il divergere dell’applicazione di tali norme può comportare.

È bene chiarire fin da principio che per porre fine ai dubbi ed incertezze il Regolamento 650/2012 ha scelto un “regime unitario” individuando come regola generale, sia del titolo di giurisdizione che del criterio di collegamento della legge applicabile, la residenza abituale del defunto al momento del decesso.

Il testo normativo è molto articolato: esso consta di ben 84 articoli divisi in 7 Capi (Capo I Ambito di applicazione e definizioni; Capo II competenza; Capo III Legge applicabile; Capo IV Riconoscimento, esecutività ed esecuzione delle decisioni; Capo V Atti pubblici e transazioni giudiziarie; Capo VI Certificato successorio europeo; Capo VII Disposizioni generali e finali) e merita una attenta, seppur sintetica, analisi.

Il regolamento al fine approvato estende la sua applicazione a tutti gli aspetti di diritto civile della successione a causa di morte e questa definizione volutamente molto ampia è tale da ricomprendervi “qualsiasi modalità di trasferimento di beni, diritti e obbligazioni a causa di morte, che si tratti di un atto volontario per disposizione a causa di morte ovvero di un trasferimento per effetto di successione legittima”.

L’art. 1 nei commi successivi ne esclude gli aspetti connessi alla materia fiscale ed alla materia amministrativa di diritto pubblico, così che, di conseguenza, resta rimesso al legislatore nazionale di determinare l’importo della tassa di successione (e se questa debba essere riscossa dal patrimonio ereditario o dai singoli beneficiari) e l’iscrizione dei beni della successione nei registri immobiliari e/o qualsiasi altra forma pubblicitaria.

Ugualmente nel regolamento non trovano alcuna disciplina le questioni inerenti ai regimi patrimoniali tra coniugi o convenzioni patrimoniali relativi a rapporti che si considerano possano avere effetti comparabili al matrimonio.

Inoltre, anche le questioni inerenti alla costituzione, al funzionamento e allo scioglimento di trust sono escluse dall’ambito applicativo del regolamento, a meno che non si tartti di costituzione di trust testamentari o legali in connessione con una successione legittima. In questa ultima fattispecie troverà fondamento la legge applicabile alla successione in forza del regolamento e ciò per quanto riguarda la devoluzione dei beni e la determinazione dei beneficiari.

I diritti di proprietà, gli interessi e i beni creati o trasferiti con istituti diversi dalla successione (come donazione o altre liberalità), sono altresì esclusi dal presente ambito applicativo. Tuttavia, alla legge designata dal regolamento per disciplinare la successione, dovrebbe spettare il compito di determinare se le donazioni o altre forme di disposizioni inter vivos, le quali comportano l’acquisizione antecedente alla morte di un diritto reale debbano essere oggetto di istituti quali la collazione e riduzione ai fini del calcolo della legittima e questo secondo la legge applicabile alla successione.

Un fatto di particolare interesse da segnalare al lettore è che nel rispetto dei diversi sistemi che trattano la questioni successorie negli Stati membri, ai fini del presente regolamento il termine “organo giurisdizionale” è da doversi intendere in senso ampio, poiché, comprende non solo gli organi puramente giudiziari, ma anche tutte le altre autorità (si pensi agli uffici tributari, alle cancellerie) e i professionisti legali (come i notai) competenti in materia di successioni, i quali possono essere competenti in materia di successioni esercitando funzioni giudiziarie su delega o sotto controllo dell’autorità giudiziaria. Naturalmente tali professionisti e/o funzionari devono offrire garanzia circa la loro imparzialità,

Il regolamento sarà vincolante per 24 Paesi dell’Unione Europea, avendo il Regno Unito, l’Irlanda e la Danimarca esercitato il diritto di opting out (clausola di esenzione).

Essendo il regolamento un atto direttamente applicabile ed obbligatorio in tutti i suoi elementi, lo stesso prevarrà sul diritto interno di ogni Stato membro e anche sugli accordi internazionali già conclusi dagli stessi Stati nella medesima materia. Non vengono, invece, messi in discussione gli accordi (per lo più bilaterali) conclusi tra i Paesi dell’Unione Europea ed i Paesi terzi.

Come detto in precedenza il nuovo istituto prevede un criterio unico per determinare nel contempo la legge applicabile alla successione e la competenza giurisdizionale, tale criterio fa riferimento alla “residenza abituale” del de cuius al momento del decesso.

La scelta di tale criterio da parte del legislatore europeo non è stata per nulla casuale, poiché, con riferimento alla competenza il criterio sopraccitato è il più diffuso negli Stati europei, in quanto, coincide solitamente con il luogo ove si trovano la maggior parte dei beni del defunto al momento dell’apertura della successione. In riferimento alla legge applicabile, tale criterio è stato preferito a quello della cittadinanza, poiché si è ritenuto da un lato che fosse coincidente con il centro di interessi del de cuius e dall’altro che fosse anche più favorevole alla sua integrazione sociale nello Stato di residenza, in tal modo si evita qualsiasi discriminazione nei confronti di coloro che risiedono nello stesso Stato avendone la cittadinanza.

Resta comunque salva la possibilità di sottoporre l’intera successione alla legge dello Stato in cui il disponente abbia la cittadinanza al momento della scelta, ma tale scelta deve essere effettuata in modo espresso a mezzo di dichiarazione resa nella forma di una disposizione a causa morte o risultare dalle clausole di tale disposizione. L’atto in esame può essere il testamento, ma anche per mezzo di un patto successorio (da vedere nel nostro sistema cosa comporterà tale norma al disposto dell’art. 458 c.c.).

Nell’ipotesi in cui il defunto abbia optato per una legge di uno Stato membro per regolare la sua successione, le parti interessate possono convenire che un organo giurisdizionale o gli organi giurisdizionali di tale Stato membro abbiano competenza esclusiva a decidere su qualsiasi questione legata alla successione. Anche l’accordo relativo alla scelta del foro deve essere concluso per iscritto (si considera equivalente alla forma scritta qualsiasi comunicazione elettronica che consenta una registrazione durevole dell’accordo), datato e firmato dalle parti interessate.

Con la indicazione di un’unica legge applicabile alla intera successione si dovrebbe evitare la frammentazione del regime giuridico ad essa applicabile, e si permette al testatore di pianificare equamente la ripartizione dei suoi beni tra gli eredi, indipendentemente dal luogo in cui sono gli stessi ubicati.

Il regolamento in esame oltre ad armonizzare la disciplina delle successioni negli aspetti processuali ( giurisdizione, riconoscimento ed esecuzione della sentenza e degli atti pubblici) e dei conflitti di leggi, si spinge anche in quelli probatori.

Il certificato successorio europeo ed il possibile ruolo dell’avvocatura

Come detto all’inizio importante elemento di novità, anche per noi avvocati, è costituito dalla creazione di un certificato successorio europeo (vedi articoli da 62 a 73 del Regolamento 650/12).

Secondo gli auspici del legislatore europeo, tale documento dovrebbe permettere di dimostrare con esattezza gli elementi accertati in forza della legge applicabile alla successione o di altra legge applicabile a elementi specifici, come la validità sostanziale delle disposizioni a causa di morte. Tale certificato, che dovrà essere automaticamente riconosciuto nei Paesi vincolati alla norma, dovrebbe però avere solo forza probatoria (non dovrebbe essere di per sé un titolo avente efficacia esecutiva). In tale contesto l’erede, il legatario, e gli altri soggetti aventi interesse alla successione come l’esecutore testamentario o il curatore dell’eredità giacente potranno dimostrare con facilità la propria qualità e/o i propri diritti e poteri in ogni altro Stato membro attraverso il rilascio del certificato da parte dell’autorità competente.

Il certificato che può essere emesso anche parzialmente quanto al suo contenuto è predisposto in un modello uniforme e tradotto nelle diverse lingue dei Paesi membri.

Per quanto riguarda il contenuto (art. 68) il certificato dovrà contenere:

a) Il nome e l’indirizzo dell’autorità di rilascio;
b) Il numero di riferimento del fascicolo;
c) Gli elementi in base ai quali l’autorità di rilascio si ritiene competente a rilasciare il certificato;
d) La data del rilascio;
e) Le generalità del richiedente (….);
f) Le generalità del defunto (……);
g) Le generalità dei beneficiari (…);
h) I dati relativi a eventuali convenzioni matrimoniali stipulate dal defunto o, se del caso, eventuali convenzioni stipulate dal defunto nel contesto di un rapporto che secondo la legge applicabile a quest’ultimo ha effetti comparabili al matrimonio e i dati relativi al regime patrimoniale tra coniugi o a un regime equivalente;
i) La legge applicabile alla successione e gli elementi sulla cui base essa è stata determinata;
j) L’indicazione se si tratta di una successione regolata da una disposizione a causa di morte o di una successione legittima, comprese le informazioni sugli elementi da cui derivano i diritti e/o i poteri degli eredi, legatari, esecutori testamentari o amministratori dell’eredità;
k) Se del caso, per ogni beneficiario le informazioni relative alla natura dell’accettazione dell’eredità o della rinuncia alla stessa;
l) La quota ereditaria di ciascun erede e, de del caso, l’elenco dei diritti e/o beni spettanti a ogni erede;
m) L’elenco dei beni e/o diritti spettanti a ogni legatario;
n) Le restrizioni ai diritti del o degli eredi e, se del caso, del o dei legatari in forza della legge applicabile alla successione e/o disposizione a causa di morte;
o) I poteri dell’esecutore testamentario e/o dell’amministratore dell’eredità e le restrizioni a tali poteri in forza della legge applicabile alla successione e/o della disposizione a causa di morte.

Al certificato è riconosciuto un particolare valore giuridico in tutti i Paesi membri, in quanto costituisce prova legale di tutto quanto vi è indicato ed è utilizzabile anche ai fini delle trascrizioni ed iscrizioni in pubblici registri.

Esso sarà rilasciato dall’organo giurisdizionale competente dello Stato membro che ha giurisdizione sulla successione, su istanza di parte, ed avrà una validità limitata a sei mesi. In osservanza al principio di sussidiarietà, esso non sostituirà eventuali documenti interni utilizzati a scopi analoghi negli Stati membri.

Questa nuova forma di documentazione giuridica della devoluzione ereditaria è in linea con le normative di molti Stati europei in materia di certificazione dell’eredità, ed è finalizzata a maggiore certezza nell’accertamento della situazione giuridica derivante dall’apertura della successione causa di morte.

Infatti con l’introduzione di questo strumento si presume fino a prova contraria che la persona indicata come erede o come legatario sia titolare dei diritti enunciati nel certificato, così come si presume che l’esecutore testamentario o l’amministratore della successione sia titolare dei poteri e degli obblighi enunciati nell’atto.

Nell’ordinamento italiano un istituto affine è previsto dal Titolo II del Regio Decreto 28 marzo 1929, n. 499 che disciplina l’istituto del certificato di eredità per le zone in cui vige il sistema tavolare (Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia per le Province di Trieste e Gorizia).

A differenza di quel che avviene nel resto d’Italia, ove la successione viene trascritta sulla base di una dichiarazione fiscale presentata dagli eredi (eventualmente accompagnata da testamento), il certificato d’eredità è rilasciato all’esito di un procedimento di volontaria giurisdizione. La documentazione, diversa a seconda che si tratti di successione legittima o di successione testamentaria, viene esaminata da parte del Giudice, il quale può anche convocare le parti e disporre l’assunzione di quei mezzi di prova che ritenga opportuni.

Questo maggiore controllo che viene esercitato nel rilascio del certificato d’eredità rispetto alla presentazione alla Conservatoria dei registri immobiliari (ora Agenzia del Territorio) di una mera dichiarazione di natura fiscale comporta che i terzi possono fare legittimo affidamento sulla qualità di erede della persona a cui favore il certificato d’eredità sia stato rilasciato. Infatti, questo attestato rilasciato da un Giudice costituisce uno strumento prezioso per la sicurezza delle contrattazioni.

Ma vi è da segnalare che tale Giudice in sede di emissione del certificato ha dei poteri istruttori piuttosto ampi, in quanto, pur mantenendo la propria natura di un procedimento di volontaria giurisdizione, può sicuramente:

  • richiamare l’attenzione delle parti circa eventuali errate interpretazioni della documentazione;
  • suggerire un termine per l’accettazione dell’eredità da parte dei “sonnolenti”;
  • svolgere opera di chiarificazione e di conciliazione nel caso dovessero sorgere contrapposti interessi.

In particolare, il Giudice può disporre con iniziativa ufficiosa l’assunzione di prove, quali l’esibizione di documenti o la deduzione della prova per testimoni, inoltre può sentire il richiedente, anche sotto il vincolo del giuramento. Inoltre, se risulta la pendenza di una lite sul diritto a succedere, o comunque siano note persone aventi interessi opposti, ne ordina la comparizione per essere sentite in contraddittorio col richiedente (art. 16 R.D. 499/29).

Dal punto di vista procedurale il rilascio del certificato è regolato dalle disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio, previsti dal codice civile, in quanto applicabili (art. 23 R.D. 499/29).

Quindi, nonostante l’art. 13 prescrive che la sottoscrizione del ricorso debba essere autentica e per questo ci si rivolge al notaio, nella prassi attuale sempre più spesso, data la complessità della procedura ed i rischi a cui può andare incontro il richiedente se non assistito davanti al Tribunale, ci si rivolge all’avvocato, in quanto la parte richiedente necessita di difesa o meglio di assistenza tecnica giuridica se chiamata dal Giudice a fornire spiegazioni, tanto più allorché lo stesso riscontri dei conflitti con altri coeredi o ritenga che la richiesta fatta nel ricorso comporti prescrizioni, decadenze o errori interpretativi.

L’avvocato, in questo caso riceverà uno specifico mandato dalla parte e con tale procura lo stesso potrà redigere il ricorso e seguirà passo passo l’iter del procedimento stesso.

>> Sull’argomento consigliamo l’articolo Il certificato ereditario di Luca Battistella (Altalex, 15 gennaio 2010).

Come si vede, in tale sistema, per l’avvocato sorgono specifiche competenze in materia successoria, facendo si che lo stesso possa assistere gli eventuali chiamati alla stessa anche se non sorge un vero e proprio contenzioso, bensì solamente per assisterli per il rilascio del certificato, intervenendo quando necessario davanti al Tribunale per spianare eventuali problematiche.

Tale situazione si potrà presentare anche per il rilascio del “certificato successorio europeo”, visto che l’articolo 66 del Reg. 650/2012 è assai simile alle norme che delegano i poteri istruttori nel R.D. 499/29 appena esaminato.

Infatti, l’art. 66 dispone che:

  1. “Ricevuta la domanda l’autorità di rilascio verifica le informazioni e le dichiarazioni, nonché i documenti e gli altri mezzi di prova forniti dal richiedente. Effettua d’ufficio le indagini necessarie a detta verifica, laddove ciò sia previsto o consentito dal proprio diritto nazionale, o invita il richiedente a fornire le ulteriori prove che essa ritiene necessarie.
  2. Se il richiedente non è stato in grado di produrre copie autentiche dei documenti pertinenti, l’autorità di rilascio può decidere di accettare altri mezzi di prova.
  3. Se il diritto nazionale lo prevede e alle condizioni da esso stabilite, l’autorità di rilascio può chiedere che le dichiarazioni siano rese sotto giuramento o nella forma di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà.
  4. L’autorità di rilascio adotta tutte le misure necessarie per informare i beneficiari della richiesta di un certificato. Se necessario per l’accertamento degli elementi da certificare procede all’audizione degli interessati e degli eventuali esecutori o amministratori e procede ad annunci pubblici allo scopo di dare ad altri possibili beneficiari l’opportunità di far valere i propri diritti.
  5. Ai fini del presente articolo, l’autorità competente di uno Stato membro fornisce, su richiesta, all’autorità di rilascio di un altro Stato membro le informazioni contenute, in particolare, nei registri immobiliari, nei registri dello stato civile e nei registri in cui sono riportati i documenti e i fatti rilevanti ai fini della successione o dei rapporti patrimoniali tra coniugi o rapporti patrimoniali equivalenti del defunto, ove tale autorità competente sia autorizzata, in forza del diritto nazionale, a fornire tali informazioni a un’altra autorità nazionale”.

Tale norma, per le ragioni sopra esposte, dovrebbe far si che la parte richiedente abbia, data la complessità della materia, la necessità di farsi assistere da un professionista in sede di rilascio del certificato e per quel che riguarda il nostro ordinamento è sicuramente l’avvocato il soggetto deputato ad assisterla davanti all’autorità competente, fosse il Tribunale o il notaio o altro soggetto delegato dall’autorità giudiziaria.

Conclusioni

Con la speranza che questo nostro piccolo saggio possa essere stato utile per comprendere la normativa successoria europea che entrerà in vigore fra meno di due anni, in conclusione vorremmo dire che allo stato attuale non è possibile fare pronostici sulle reali difficoltà che potranno sorgere nella fase di applicazione del regolamento.

In primo luogo, con riferimento alla competenza giurisdizionale l’applicabilità della disciplina europea restringerà l’ambito di applicazione giurisdizione italiana nella materia successoria solo ai casi in cui il de cuius abbia la residenza abituale in Italia al tempo della morte e per converso credo che sarà esclusa in tutte ( o in molte) le vicende successorie dei cittadini italiani residenti abitualmente all’estero (in questo senso la nuova normativa si discosta decisamente dal disposto dell’ art. 50 della legge 218/1995).

In secondo luogo l’introduzione del certificato successorio, che rappresenta certamente uno degli aspetti più innovativi del regolamento, lascia presagire il verificarsi casi di situazioni di c.d. “discriminazioni a rovescio”. In particolare la possibilità di avvalersi del certificato successorio solo nell’ambito delle successioni transnazionali potrebbe creare una disparità di trattamento rispetto alle successioni “interne”, in danno degli eredi impossibilitati a conseguire il rilascio di analogo certificato e gravati di una serie di adempimenti (e di costi) per poter esercitare i propri diritti.

Ne consegue che l’introduzione dell’anzidetto certificato dovrebbe spingere il legislatore italiano ad adottare disposizioni di adeguamento dell’ordinamento interno alle previsioni della norma europea (così come prevista anche nel sistema tavolare) al fine di evitare l’insorgere di situazioni di disparità di trattamento in palese violazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione.

Nel prossimo futuro non resta, quindi, che monitorare attentamente l’adozione (si spera) tempestiva di appropriate misure interne di adeguamento.

Per approfondimenti:

(Altalex, 15 maggio 2014. Articolo di Luca Battistella e Fabio Trommacco)

 

fonte: http://www.altalex.com/