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Corte Ue: su imposta di successione residenti e stranieri pari sono

Corte Ue: su imposta di successione residenti e stranieri pari sono
Al centro della controversia la normativa spagnola che consente alle autonomie locali di riconoscere una serie di agevolazioni fiscali a beneficio di certe categorie
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Benjamin Franklin disse una volta che “non c’è nulla di certo tranne la morte e le tasse”. Purtroppo l’incertezza può essere enorme quando sono presenti entrambe. In questo senso, l’onere dell’imposta di successione transfrontaliera può risultare eccessivo per i cittadini comunitari a causa della discriminazione e della doppia imposizione.
La Corte di giustizia, confermando le osservazioni della Commissione europea sul punto, suggerisce ai singoli Stati membri (nella specie, la Spagna) modifiche normative idonee a risolvere tali disparità di trattamento.I fatti in causa
La Commissione europea ha chiesto alla Corte di giustizia di verificare se la Spagna, introducendo differenze nel trattamento fiscale delle successioni e donazioni riguardanti beni mobili ed immobili di cittadini spagnoli residenti rispetto a quelli non residenti, avesse leso i principi di non discriminazione e le fondamentali libertà di circolazione stabilite nei Trattati.
La legge spagnola n. 22/2009 riconosceva, infatti, la possibilità per le autonomie locali di stabilire una serie di agevolazioni fiscali in materia successoria, applicabili solo a beneficio dei residenti su quel determinato territorio. La conseguenza applicativa primaria di tale normativa era una tassazione superiore a scapito degli eredi e donatari non residenti, con lesione del principio di libera circolazione dei capitali.La fase pre-contenziosa
La Commissione inviava una lettera di messa in mora alla Spagna, segnalando la possibile incompatibilità di alcuni aspetti della legislazione fiscale dello Stato, in particolare gli articoli 24 e 40 della legge 21/2001 (ora articoli 32 e 48 della legge 22/2009), rispetto agli articoli 21 e 63 TFUE. Successivamente, lo stesso organo europeo proponeva ricorso per inadempimento dinanzi alla Corte di giustizia.Le argomentazioni delle parti
Nonostante la Commissione affermi a chiare lettere che l’organizzazione dei sistemi fiscali nazionali deve risultare rispettosa dei principi fondamentali dell’Unione, la Spagna tenta di articolare le proprie difese sulla scorta del criterio di differenziazione ed adeguatezza.
La Stato iberico ritiene che la situazione dei residenti e non in relazione alle imposte dirette nazionali non sia comparabile e, trattandosi di posizioni differenti, non sarebbe corretto riferirsi al principio di non discriminazione; al contrario, il criterio di ragionevolezza imporrebbe di trattare in maniera differente situazioni diverse tra di loro. L’articolo 4 TFUE – adduce inoltre il Regno di Spagna – vincola l’Unione e le sue istituzioni a rispettare l’identità nazionale dei singoli Stati membri, compresa la sovranità che gli stessi esercitano in materia tributaria.

La decisione
La Corte di giustizia ritiene che la normativa spagnola comporti un’indebita restrizione ai movimenti di capitali, avendo l’effetto di ridurre il valore della successione/donazione di un soggetto estero rispetto ad uno residente. Prevedere l’applicazione di una deduzione dal reddito imponibile in base al solo criterio di collegamento territoriale, agevolando i residenti – ad avviso della Corte – è operazione discriminatoria, come tale non giustificata, vista peraltro la sostanziale omogeneità delle condizioni in esame.
Tutto ciò  considerato – dunque – non sussistono cause di giustificazioni rilevanti ex art. 65 TFUE, trattandosi di situazioni analoghe, oggettivamente paragonabili e non dettate da motivi di interesse generale; in questo senso, la Spagna dovrà, a giudizio dei togati comunitari, rimediare normativamente al citato stato di fatto.

Osservazioni conclusive
La sentenza evidenzia che esistono due problemi principali derivanti dall’imposta di successione transfrontaliera nell’UE.
Il primo è rappresentato dalla doppia o multipla imposizione, ossia il caso in cui più Stati membri rivendicano il diritto di tassare la stessa successione. Norme nazionali differenti, carenza di convenzioni bilaterali sulle imposte di successione e misure nazionali inadeguate in materia di sgravio della doppia imposizione fanno sì che i cittadini possano essere tassati due o più volte sulla stessa successione.
Il secondo problema è rappresentato dalla discriminazione: alcuni Stati membri applicano un’aliquota di imposta più elevata se i beni, la persona deceduta e/o l’erede si trovano al di fuori del loro territorio.
In tali casi il diritto e la giurisprudenza dell’Ue sono chiari: gli Stati membri sono tenuti a rispettare i principi fondamentali della non discriminazione e della libertà di circolazione sanciti dai trattati, cosa che la Spagna – nel caso in questione – non ha fatto.

fonte: www.fiscooggi.it